Giulia Quaranta Provenzano

Scrittrice, Poetessa e Fotografia d'Arte

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SECONDO UMANESIMO ITALIANO

Il Salotto delle Idee, Milano; 15 marzo 2018:
Luciano Simonelli intervista RITA MASCIALINO, Presidente dell’Accademia Italiana per l’Analisi del Significato del Linguaggio ‘MeQRiMa’, nonché dell’Avanguardia Artistica e Letteraria del ‘Secondo Umanesimo Italiano’ – cui GIULIA QUARANTA PROVENZANO appartiene – da essa fondata e incentrata sul suo Metodo di indagine del significato del linguaggio.
L’intervista nel prestigioso spazio culturale milanese è basata sull’importante Premio Letterario ‘Franz Kafka Italia’, sulla scoperta di Rita Mascialino magistralmente esposta nel suo saggio “Il cavallo nero o l’altra metamorfosi di Franz Kafka” (La passeggiata improvvisa) (2011 Cleup Editrice Università di Padova) e sulla sua sopracitata Avanguardia, Avanguardia alla ricerca del vero significato delle opere d’arte;
15 marzo 2018.

 

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Il Salotto delle Idee, Milano; 8 febbraio 2018:
LUCIANO SIMONELLI, giornalista, inviato per quindici anni della ‘Domenica del Corriere’ – Settore Critica Letteraria e Cultura, Direttore generale ed editoriale dell’Area Libri della Rusconi Editore, editore, fondatore e direttore del ‘Salotto delle Idee’, luogo di presentazioni di idee nuove ritenute valide da questi, intervista RITA MASCIALINO che è Presidente dell’Accademia Italiana per l’Analisi del Significato del Linguaggio ‘MeQRiMa’, nonché dell’Avangiarda Artistica e Letteraria del ‘Secondo Umanesimo Italiano’ di cui Giulia Quaranta Provenzano è Membro, da essa fondata e incentrata sul suo Metodo di indagine del significato del linguaggio, sulla sua analisi ed interpretazione oggettiva del significato di “Pinocchio” per il contributo innovativo in ambito della critica nazionale ed internazionale;
8 febbraio 2018.

 

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Da Mascialino, R., (2017) Cenni sul Secondo Umanesimo Italiano. In Rassegna di poesia e arte contemporanea. Padova: Cleup Editrice Università di Padova:
10-11:

“(…) Oggi nell’Occidente democratico si hanno molti miglioramenti relativi ai diritti del popolo ad una maggiore giustizia sociale, tuttavia nell’ambito dell’interpretazione del significato dei testi letterari e culturali in generale il tempo si è fermato alle epoche preumanistiche e controriformistiche. Ancora si hanno interpretazioni dei testi che non danno ragione del significato degli stessi, dell’arte, questo in nome di un principio che sembra democratico ed è l’opposto di ogni democrazia: la libertà di interpretazione, in cui il termine libertà fa la parte dello specchietto delle allodole. Ciò può associarsi, erroneamente, alla libertà di interpretazione come nella predicazione degli Umanisti che interpretavano liberamente i testi antichi, ma le cose sono tali solo nella più superficiale superficie. All’epoca degli Umanisti la Chiesa deteneva le chiavi della cultura e del sapere e regolava l’esistenza dei popoli, solo essa ad esempio poteva interpretare le Sacre Scritture e le opere letterarie e filosofiche stesse. La libertà di interpretazione del significato dei testi propugnata dagli Umanisti – e per la quale molti morirono al rogo o strangolati dopo essere stati sottoposti a torture – non era una richiesta del più stolto dei diritti, quello di godere di arbitrio soggettivo a prescindere dalla verità delle cose, bensì sorgeva da un’esigenza opposta, dal diritto di conoscere la verità riguardo al significato dei testi in opposizione a caste che non erano ritenute capaci di interpretare i testi, quindi era qualcosa di diametralmente opposto alla libera interpretazione come viene intesa oggi. In altri termini: la cosiddetta libera interpretazione non è un principio innovatore e democratico, bensì è in realtà, a parte ogni travestimento, un vecchio principio della conservazione dello status quo in campo culturale. In questa particolare forma di libertà, le caste continuano a interpretare come vogliono e come possono, soggettivamente, senza nessun obbligo di scientificità e senza che nessuno possa opporsi a ciò – vi è appunto totale libertà di interpretazione soggettiva per tutti. Non solo, ma le interpretazioni della casta, pur nella totale libertà di interpretazione soggettiva per tutti, non sono equiparate alle altre interpretazioni soggettive, bensì assurgono a canone dominante (…) Ciò viene consolidato anche dal persistere ad oltranza della celeberrima o famigerata fallacia logica detta dell’argumentum ad verecundiam o fallacia dell’autorità di galileiana memoria, grazie alla quale il popolo è portato, vista l’eventuale scarsa cultura e sentendosi per vari motivi inferiore ai potenti, a prendere per vero quanto la casta di turno fornisce, nella fattispecie le interpretazioni dei testi letterari anche se errate e a difenderle addirittura per quanto insipientemente.(…)”.

 


 

Dallo studio di Rita Mascialino, Cenni sul Secondo Umanesimo Italiano (in Rassegna di poesia e arte contemporanea – 2016 Cleup Editrice Università di Padova)
18-19:

“(…) La libertà nell’interpretazione del significato dei testi propugnata dagli Umanisti – e per la quale molti morirono al rogo o strangolati dopo essere stati sottoposti a torture – non era una richiesta del più stolto dei diritti, quello di godere di arbitrio soggettivo a prescindere dalla verità delle cose, bensì sorgeva da un’esigenza opposta, dal diritto di conoscere la verità riguardo al significato dei testi in opposizione a caste che non erano ritenute capaci di interpretare i testi, quindi era qualcosa di diametralmente opposto alla libera interpretazione come viene interpretata oggi. In altri termini: la cosiddetta libera interpretazione non è un principio innovatore e democratico, bensì è in realtà, a parte ogni travestimento, un vecchio principio della conservazione dello status quo in campo culturale. In questa particolare forma di libertà le caste continuano a interpretare come vogliono e come possono, soggettivamente, senza nessun obbligo di scientificità e senza che nessuno possa opporsi a ciò – vi è appunto la totale libertà di interpretazione soggettiva per tutti. Non solo, ma le interpretazioni della casta, pur nella totale libertà di interpretazione soggettiva per tutti, non sono equiparabili alle altre interpretazioni soggettive, bensì assurgono a canone dominante. Ciò può accadere per una questione di potere. Per fare un esempio analogico: come nel romanzo di George Orwell Animal Farm, La fattoria degli animali, nella quale fattoria doveva essere realizzata una democrazia in cui tutti fossero uguali, gli animali al potere in rappresentanza degli altri, si consideravano più uguali degli altri, continuando a detenere un potere autoritario anche nella democrazia più dichiarata, così anche nelle interpretazioni del significato dei testi letterari le interpretazioni fornite dalle caste sono destinate a essere più libere delle altre, ossia le uniche valide pur nella conclamata libertà esegetica uguale per tutti, potendo in tal modo le caste conservare i loro privilegi di conio che appare non proprio democratico. Ciò viene consolidato anche dal persistere ad oltranza della celeberrima o famigerata falla logica detta dell’argumentum ad verecundiam o fallacia dell’autorità di galileiana memoria, grazie alla quale il popolo è portato, vista l’eventuale scarsa cultura e sentendosi per vari motivi inferiore ai potenti, a prendere per vero quanto la casta di turno fornisce, nella fattispecie le interpretazioni dei testi letterari anche se errate e a difenderle addirittura per quanto incipientemente.(…)”.

 


 

Sull’AVANGUARDIA ha detto Rita Mascialino:

“(…) Se è vero che le donne, come affermano gli uomini, sono inferiori ai maschi nell’ambito della fisica e della matematica, è altrettanto vero che esse sono naturalmente esperte – non scendo qui nel dettaglio delle cause – nell’ambito linguistico e l’ambito linguistico è la base di qualsiasi ambito umano, compreso e soprattutto quello della logica, ma ovviamente anche della matematica – senza linguaggio la matematica resta quella che sta in possesso degli animali non parlanti. L’Avanguardia Artistica e Letteraria del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ si riferisce all’ambito della critica testuale delle opere letterarie e artistiche in generale ritenendo che sia possibile dare ragione del loro significato, la prospettiva più importante e preziosa dell’arte, e si contrappone innovativamente rispetto ai metodi della critica vigente basati sulla libera interpretazione del significato dei testi artistici, proponendo e applicando una Teoria ed un Metodo capaci di scoprire i tesori che l’arte reca con sé sul piano dell’immaginazione. È fondata da una donna, la sottoscritta (…)”.

(Da un passo della Conferenza di Rita Mascialino: L’identità di Geppetto e della Fata Turchina secondo il significato del testo di Collodi. 27 febbraio 2017, U.T.E. ‘Paolo Naliato’, Udine)

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