Giulia Quaranta Provenzano

Scrittrice, Poetessa e Fotografia d'Arte

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Recensione di Rita Mascialino alla Tesi di Laurea “Il mostro da prodigium a incarnazione della diversità”

Ha detto Rita Mascialino

Giulia Quaranta Provenzano: Il mostro da prodigium a incarnazione della diversità. Università degli Studi di Genova (Anno Accademico 2012-2013): PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® IV Edizione 2014: Premio Speciale della Giuria: Recensione

“La Tesi di Laurea di Giulia Quaranta Provenzano Il mostro da prodigium a incarnazione della diversità (Università degli Studi di Genova, Corso di Laurea in Metodologie Scientifiche, Anno Accademico 2012-2013: Vincitore Premio Franz Kafka Italia ® 2014) offre una corposa indagine di oltre duecento pagine sul concetto di mostro e sulla sua evoluzione nella cultura umana. La Quaranta Provenzano introduce l’argomento soffermandosi sul significato del termine mostro all’origine e sulla sua etimologia, così che si ha un quadro molto chiaro di come il termine latino monstrum, derivato da monere, ammonire, e da monstrare, mostrare nel senso di mostrare l’ammonimento, indichi un avvertimento divino. In altri termini: l’origine del concetto sta nell’esistenza di un piano divino che accolga e giustifichi la presenza appunto del mostro e per altro, aggiungiamo, esiste ancora oggi nei dialetti o almeno in molti dialetti o parlate popolari il detto secondo il quale una persona mostrante una cosiddetta mostruosità qualcosa fuori dalla norma umana sia segnata da Dio e debba essere vitata per non incorrere in disgrazie, motivo per cui sempre fino a non troppo tempo fa il portatore di mostruosità o di handicap era evitato per il possibile dalla comunità delle persone per così dire normali in quanto non segnate con evidenza da Dio. Fitte sono le informazioni e le esemplificazioni a sostegno delle tesi sostenute nei tre capitoli principali in cui si articola l’analisi, dalla presentazione generale de concetti di mostro e prodigio tipici dell’ambito mitico-religioso, a partire dall’antichità classica fino all’Ottocento citando molti autori corrispondenti e rappresentativi della problematica, per proseguire con l’esposizione dettagliata ed esplicativa del concetto non più sovrapposto a quello di prodigio, ossia staccato da quello di prodigio delle origini più antiche e per concludere occupandosi della presenza del concetto nella contemporaneità fino alla cronaca nera e alla figura del serial killer. Al proposito viene esposto, fra i molti altri casi famosi, quello di Frankenstein dall’omonimo romanzo gotico della scrittrice inglese Mary Shelley, sottotitolo o il moderno Prometeo. Si tratta ormai di un mostro lontano dall’ammonimento divino, bensì creato dall’uomo, appunto da Victor Frankenstein con il cui cognome viene identificato erroneamente lo stesso mostro costruito artificialmente. Si tratta comunque di un mostro ormai soprattutto tale sul piano psicologico che doveva mostrare la pericolosità dell’uomo tecnologico, novello Prometeo, che ardisce superare i limiti dell’umanità e che incute spavento in quanto privo dei sentimenti umani. Un mostro non proprio creato dagli effetti di un’educazione sbagliata che è la madre di tutti i mostri possibili della nostra società in senso psicologico, tuttavia ottenuto dando troppo spazio, come l’autrice riteneva, alla formazione tecnologica, lontana dal senso morale di una umanità capace di sentimenti, un mostro quasi come un automa che agisce senza percepire alcun sentimento, alcuna differenza tra il bene e il male. Non potendo presentare in una recensione l’intera trattazione, vorrei soffermarmi su alcune caratteristiche della figura del mostro nell’epoca contemporanea ad esemplificazione del tenore del lavoro interessantissimo della Quaranta Provenzano. Nella nostra epoca il mostro non è più il prodigio, l’avvertimento divino, è al contrario soprattutto l’assassino che compie delitti che non possono essere inseriti in una motivazione per quanto ingiusta nei confronti della vittima. Non c’è più nessun aggancio al concetto del segnato da Dio né fisicamente né psicologicamente, ma solo appare la mostruosità nell’azione insensata agli occhi della comunità, per cui viene data l’etichetta di mostro a chi al contrario è solo un assassino come gli altri, solo più crudele degli altri e senza scrupoli pur di soddisfare i suoi bisogni sessuali che non riesce a soddisfare in un normale rapporto affettivo di cui non è capace. Viene da pensare tuttavia, in base alla stimolazione suscitata dall’indagine della Quaranta Provenzano, che resti nell’attribuzione della qualifica di mostro ancora oggi una lontana eco del prodigio, della maledizione divina, dell’ammonimento divino, di fatto si evidenzia come non si sia ancora capaci di considerare un assassino per quello che è, un normale essere umano più cattivo degli altri, non un mostro. Per ribadire la nostra riflessione sul mostro: ancora pare attiva l’eco per quanto remota del passato anche se esplicitamente e consapevolmente non si parla più oggi di segnato da Dio o di monstrum. Così nel caso di Luigi Chiatti citato dalla Quaranta tra gli altri casi della contemporaneità: si tratta di un uomo cattivo, più cattivo di altri, consapevole di uccidere e deciso ad uccidere, un uomo normale, uno qualunque, con una cattiva infanzia alle spalle e una cattiva educazione sulle spalle, tutto qui. Molto interessante la Tesi di Giulia Quaranta Provenzano, organizzata con logica consequenzialità degli argomenti,
scientificamente impostata nella ricerca sempre documentatissima e che si legge tutta d’un fiato grazie al linguaggio scevro da tecnicismi che ove presenti vengono spiegati riccamente, così da non lasciare insorgere dubbi ed equivoci sul significato delle affermazioni. Una Tesi che andrebbe divulgata come saggio data la tematica culturale e di viva attualità nonché il modo con cui è svolta”.

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