Giulia Quaranta Provenzano

Scrittrice, Poetessa e Fotografia d'Arte

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Recensione di Rita Mascialino alla Tesi di Laurea “La crisi della Teodicea nel ‘Candide’ di Voltaire”

Ha detto Rita Mascialino

Giulia Quaranta Provenzano: La crisi della Teodicea nel ‘Candide’ di Voltaire. Università degli Studi di Genova (Tesi di Laurea Anno Accademico 2010-2011): PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® IV Edizione 2014: Primo Premio: Recensione

La Tesi di Laurea di Giulia Quaranta Provenzano La crisi della Teodicea nel ‘Candide’ di Voltaire (Università degli Studi di Genova, Facoltà di Lettere e Filosofia, Anno Accademico 2010-2011: Vincitore Premio Franz Kafka Italia ® 2014) mostra di essere costruita su ottime capacità di analisi e di sintesi nella presentazione dei concetti portanti dello sviluppo in Voltaire della crisi della fiducia nella giustizia divina a fronte della presenza del male nel mondo e dell’ingiustizia intrinseca a tale presenza. Non si tratta di un problema nuovo nella storia del pensiero dell’umanità, anzi si tratta di un pensiero antico, come minimo biblico, il Lamento di Giobbe, oltre che un’opera di somma poesia, ne è una prova illustre. Mentre tuttavia Giobbe si chiedeva perché Dio se la prendesse con lui che era un uomo giusto, ossia impostava il problema sul piano personale e non metteva minimamente in dubbio la sua credenza in Dio, anzi riteneva che i mali di cui era colpito dipendessero dalla volontà di Dio di metterne alla prova la fede in lui così come alla fine accetta i mali come imperscrutabile volontà di Dio, anche come segno della sua onnipotenza nell’operare il male come il bene, nell’Illuminismo non c’è ormai più nulla di tutto ciò, non si tratta più di un problema individuale sorto in un rapporto personale con la divinità, bensì il fulcro della questione si pone ad un livello diverso. Il nuovo piano è appunto quello filosofico, della ragione che nell’Illuminismo fa il suo ingresso ovunque ed entra anche per così dire ufficialmente nelle cose divine, nelle credenze religiose, nella figura di Dio stesso – ricordiamo qui che è di origine illuministica l’abolizione del diritto divino di governare e la sua sostituzione con il diritto di governare dato dal popolo ai governanti. Un nuovo piano dunque che, se non abbatte il trono di Dio, lo fa senz’altro traballare, ossia lo mette in discussione. Voltaire si chiede come faccia un Dio giusto a lasciare che si compia l’ingiustizia sulla Terra, questo senza tenere più in alcuna considerazione la giustificazione data dal peccato originale che agli illuministi non appare più come una giustificazione plausibile. La Quaranta Provenzano nella sua Tesi sullo sviluppo del pensiero di Voltaire come critica alla possibile compresenza di giustizia divina e di male nel mondo mette bene in evidenza questo importante momento ideologico che, aggiungiamo, segna il passaggio, per quanto molto lento e graduale, dal pensiero ingenuamente religioso a quello di impostazione ateistica come si svilupperà nel prosieguo delle epoche – gli illuministi e Voltaire stesso erano ancora credenti, ma, in linea di massima, non più credenti ingenui, bensì credenti pensanti per i quali molti principi religiosi non quadravano più. Questo nuovo modo di affrontare la problematica delle credenze religiose raggiunge un suo acme nel romanzo Candide, dove Voltaire pone in ridicolo quanto più non si potrebbe il concetto dell’armonia prestabilita e del bene come possibile risultato della somma dei mali a giustificazione della Provvidenza divina e della giustizia di Dio nonché di tutti i mali. Attraverso l’analisi di tre opere di Voltaire in successione temporale Zadig (1745), il Poema sul disastro di Lisbona (1756) e appunto il Candide (1759) Giulia Quaranta Provenzano mette in rilevo un punto focale importante nell’Illuminismo tra la religiosità ancora presente anche nei massimi pensatori illuministi, tra cui in Voltaire stesso, e i prodromi di un cambiamento ideologico verso una fede diversa e comunque sempre minore, ciò dovuto all’ingresso della ragione a tutti i livelli della vita e dunque anche nella religione i cui dogmi non vengono ancora intaccati, ma di cui viene intaccata la credibilità dei principi generali, tra cui il problema della conciliazione appunto tra giustizia divina e l’ingiustizia del male contro gli uomini giusti. Diamo qui un cenno di excursus dell’analisi della Provenzano. In Zadig l’autore inizia a vedere nelle religioni storiche un insieme di superstizioni che vengono sostituite da un deismo nel quale Dio esiste ancora come tale, ma comincia a non essere più provvidente, ossia un dio che garantisca solo l’ordine naturale. Nel Poema sul disastro di Lisbona la sfiducia in Dio è più evidente e si pone più specificamente il problema dell’onnipotenza di Dio, del perché un dio onnipotente e con la meta di operare il bene non operi il bene, ossia vengono messe indirettamente in dubbio l’onnipotenza divina o la giustizia divina o entrambe. Nel Candide si perviene, come anticipato, alla ridicolizzazione dei principi divini basilari, senza pietà e questo è il tonfo più grosso riservato alla divinità: nulla può di più che il ridicolo per smontare un mito, una persona, anche una divinità. Il fatto poi che i cattivi abbiano la meglio sui buoni, mostra come in Voltaire sia crollata definitivamente la fiducia nella giustizia di Dio, nei suoi piani imperscrutabili che la ragione invece ormai scruta e trova inaccettabili. Ancora resta una sorta di credenza in Dio come in un principio originario che tuttavia non garantisce più nulla oltre l’ordine naturale delle cose. La tesi si conclude con un cenno al Trattato sulla tolleranza (1763), nel quale Voltaire predica contro i fanatismi di ogni tipo e contro ogni forma di oscurantismo, il tutto a favore della ragione e della libertà ad essa connaturata, un trattato in cui anche Dio non detta più dogmi all’umanità, un Dio diventato tollerante egli stesso. Interessante la Tesi di Giulia Quaranta Provenzano, molto ben critta e organizzata, una Tesi da divulgare”.

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