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Dal romanzo Anemone di Giulia Quaranta Provenzano (Centro Editoriale Imperiese, Luglio 2013):

“NOMEN OMEN?

Liam. Questo è il nome di un non più giovanissimo uomo – ormai settantenne – ridotto ad essere un colabrodo di rimpianti, che ne avevano offeso anima e corpo.
Un tempo i suoi, ora spenti ed annacquati, occhi azzurri brillavano come acquemarine – esposte al sole – dai molti sfavillanti riflessi abbaglianti ed ammalianti. Lontani, però, erano gli anni in cui quelle due grandi gemme preziose avevano fatto palpitare tanti cuori in cerca d’amore, più spesso soltanto in cerca di un piacevole divertimento. E, in fondo, niente più che sollazzanti passatempi era ciò che il giovane Liam era andato cercando.
Liam, disteso sul divano, chiuse le stanche palpebre e con la mente ritornò al maggio dei suoi diciannove anni. L’allora aitante ragazzo era seduto sotto una quercia, la schiena contro il ruvido tronco del maestoso secolare albero alla sommità di una collinetta vicino al suo piccolo podere, in mano il libro dei nomi: un regalo di sua madre.
Liam in quel periodo era particolarmente inquieto, sembrava un leone in gabbia – tanta energia e forza, ma senza riuscire a capire come e dove incanalarla. Sua mamma, quindi, aveva pensato di spronarlo a trovare la sua strada partendo proprio dalle origini, dalle origini del suo nome e chissà che in quelle quattro lettere non vi fosse racchiuso il suo destino, non si nascondesse un’impolverata bussola da seguire o da riorientare.
Il giovane dai capelli color miele lesse.
«Liam: nome di origine germanica. Chiave del nome: colui che vive solitariamente. Animale totem: cinghiale, simbolo di determinazione e generosità. Vegetale totem: tasso, rappresenta la malinconia. Colore personale: verde, indica l’autodeterminazione. Liam è un idealista che alterna momenti di cupa meditazione e silenzio, a periodi di frenetica attività e avventura. Ciò sconcerta i suoi familiari, i quali se riescono ad accettarlo per quello che è, sanno di poter contare su una roccia. Con loro è fedele per vocazione, corretto, generoso. Liam può eccellere in tutti gli sport e in qualsiasi settore richieda coraggio, dinamismo, magnetismo. Ha la stoffa del capo, la cui intelligenza solida e capace sa capire qualsiasi situazione e analizzare gli altri. Ha, solitamente, una volontà d’acciaio ma è anche semplice ed istintivo. Un uomo con questo nome non è facilmente addomesticabile, perché è sempre attivo: quando ha fame e ha sete mangia e beve, nutrendosi con avidità di qualsiasi cibo e bevanda gli capiti, dorme quando ha sonno, fa l’amore quando ne sente il desiderio e si arrabbia quando non riesce a controllare la sua furia. Proprio poiché è istintivo, le sue collere sono tremende specie quando si trova coinvolto in raggiri e macchinazioni di amici o donne. Come marito è difficile anche se è un padre modello, seppure a volte manesco, che pretende dai figli il medesimo rigore al quale lui si attiene naturalmente. Non è molto sensibile ai tempi altrui pure essendo di cuore grande; si potrà comunque contare sul suo senso di responsabilità, sulla protezione materiale che assicura alla sua famiglia, sull’onestà e sulla sua religiosità spontanea ma lontana dalla chiesa. La sua compagna dovrà, dunque, essere flessibile, magari ispirandolo. Soltanto quando si radica in una famiglia egli si può realizzare ed essere poi al pieno della sua socievolezza».
Finito di scorrere l’ultima riga inerente la voce corrispondente al suo nome, Liam posò il sottile volumetto sulle ginocchia e con un flash gli tornò alla memoria quanto aveva detto il suo insegnante di lettere antiche in classe.
Il suo professore, un uomo magro e dal viso spigoloso ed ossuto, neanche il mese passato stava spiegando l’onomastica dei Romani quando rimproverò il distratto alunno e ripeté un’ennesima volta, soltanto per lui, come la locuzione latina Nomen omen tradotta letteralmente significa il nome è un presagio.
Ora Liam, non più tra le grigie mura dell’aula scolastica a cui tanto era insofferente, ma adagiato pensierosamente sul colorato tappeto fiorito della collina a pochi chilometri da casa sua, si domandava se davvero nel nome è racchiuso l’essere della persona, se realmente il nome non è puro suono bensì quasi l’anima della persona che lo porta.
Riflettendo su quanto appena letto, però, Liam si rese conto che per il momento l’unica cosa in cui eccelleva era nell’eccedere alla ricerca del pericolo, del rischio, al fine di sentirsi vivo e sentire scorrere nelle vene adrenalina.
Fu proprio durante un’incosciente bravata, come sempre alla ricerca del brivido dell’estremo, che egli conobbe Maya.
[…]”